Otto anni di reclusione inflitti in primo grado e poi una decisione capace di cambiare radicalmente lo scenario processuale. La vicenda giudiziaria di Donato Arcieri entra in una nuova fase dopo che la Corte d’Appello di Brescia ha annullato la sentenza pronunciata il 10 ottobre 2024 dal Tribunale bresciano. Non perché i giudici di secondo grado abbiano dichiarato Arcieri innocente o siano entrati nel merito delle accuse, ma perché hanno riconosciuto fondata una questione sollevata dalla difesa: quel procedimento non avrebbe dovuto essere incardinato davanti all’autorità giudiziaria di Brescia. La competenza territoriale è stata individuata a Milano e gli atti devono essere trasmessi al pubblico ministero competente.
Una distinzione fondamentale, perché sarebbe scorretto leggere la decisione come un’anticipazione dell’esito futuro del procedimento. Allo stesso tempo, però, sarebbe altrettanto riduttivo considerarla un semplice passaggio tecnico. Dopo un processo di primo grado conclusosi con una condanna particolarmente pesante, la Corte d’Appello ha accolto una questione processuale posta dalla difesa con un effetto concreto di grande rilievo: quella sentenza è stata annullata e la vicenda giudiziaria dovrà proseguire davanti all’autorità ritenuta territorialmente competente.
Una condanna a otto anni annullata: cosa cambia davvero per Arcieri
Il dispositivo è stato pronunciato l’11 novembre 2025 dalla Prima Sezione Penale della Corte d’Appello di Brescia. I giudici hanno accolto il primo motivo di appello formulato dalla difesa di Donato Arcieri e, riconosciuta l’incompetenza territoriale del Tribunale di Brescia, hanno annullato la sentenza di primo grado nei confronti dello stesso Arcieri e dell’imprenditore Luigi Bentivoglio. Gli atti sono stati destinati all’autorità giudiziaria di Milano, individuata come competente.
È proprio la portata di questa conseguenza a rendere significativa la decisione. Non siamo di fronte a una riduzione degli otto anni inflitti ad Arcieri, né a una semplice correzione di un singolo punto della precedente sentenza. Viene meno la pronuncia di condanna emessa dal Tribunale di Brescia e il fascicolo passa all’autorità giudiziaria milanese, alla quale spetteranno le successive determinazioni previste dall’ordinamento.
Ciò non significa che siano state cancellate le accuse né che la Corte abbia espresso una valutazione favorevole ad Arcieri sulla loro fondatezza. Significa però che il percorso giudiziario che aveva portato alla condanna a otto anni non può proseguire sulla base di quella sentenza. Ed è questo, al di là delle possibili interpretazioni, il dato processuale centrale.
La difesa aveva contestato la competenza di Brescia: l’Appello le ha dato ragione
La questione territoriale non rappresentava un elemento secondario nella strategia difensiva. L’avvocato Giuseppe Fornari aveva sostenuto che il luogo rilevante ai fini della competenza fosse Milano e non Brescia. La Corte d’Appello ha accolto proprio questo motivo, riconoscendo che l’autorità giudiziaria bresciana non era territorialmente competente e determinando così l’annullamento della precedente decisione.
Per Arcieri rappresenta indubbiamente un risultato processuale importante. La difesa è riuscita a far riconoscere in secondo grado un vizio che incide direttamente sulla sede nella quale la vicenda avrebbe dovuto essere trattata e che produce conseguenze sulla condanna pronunciata al termine del primo processo.
Non è però possibile trasformare questo risultato in una previsione sul futuro. L’incompetenza territoriale riguarda infatti le regole attraverso le quali viene individuato il giudice chiamato a occuparsi di un procedimento e non costituisce, da sola, una valutazione delle prove raccolte contro l’imputato. Sarà dunque la magistratura milanese a stabilire come dovrà proseguire la vicenda.
Perché la decisione non è una semplice formalità
La competenza territoriale è disciplinata dal codice di procedura penale e può determinare conseguenze molto rilevanti quando la relativa eccezione viene riconosciuta fondata. Non siamo quindi davanti a un meccanismo sconosciuto all’ordinamento italiano. Ma nel caso Arcieri il peso della decisione emerge soprattutto osservando il punto al quale era arrivato il procedimento: un intero giudizio di primo grado si era già concluso con una condanna a otto anni di reclusione.
È questo elemento a rendere particolarmente significativa la svolta. Arcieri era arrivato davanti alla Corte d’Appello con alle spalle una sentenza che lo aveva riconosciuto responsabile di corruzione in atti giudiziari e gli aveva inflitto una pena severa. Il giudizio di secondo grado non si è concluso con la conferma di quella decisione e neppure con una semplice modifica della pena: la Corte ha accolto preliminarmente la questione sulla competenza territoriale e ha annullato la sentenza.
Da qui in avanti, quindi, il baricentro giudiziario della vicenda si sposta da Brescia a Milano. E proprio Milano diventa il luogo nel quale saranno assunte le prossime decisioni su un procedimento che, dopo anni di indagini e un primo processo, cambia sostanzialmente scenario.
Arcieri: «Dopo anni difficili, finalmente riconosciuti i miei diritti»
Donato Arcieri ha accolto con soddisfazione la decisione, collegandola anche agli anni trascorsi dall’inizio della vicenda giudiziaria e all’impatto personale e mediatico che questa avrebbe avuto sulla sua vita. Il giudice tributario ha inoltre evidenziato quella che considera una differenza nell’attenzione riservata dalla stampa alle diverse fasi del procedimento.
«Non posso che accogliere con soddisfazione questa sentenza», ha dichiarato Arcieri, osservando come molti degli organi di informazione che avevano dato grande risalto alla condanna di primo grado non avrebbero riservato analogo spazio al successivo annullamento. Una considerazione alla quale ha aggiunto l’auspicio che la sua esperienza possa trasmettere fiducia a chi si trovi ad affrontare vicende giudiziarie lunghe e complesse.
Arcieri ha poi ringraziato l’avvocato Giuseppe Fornari per il lavoro svolto e la propria famiglia per il sostegno ricevuto durante un percorso giudiziario che lo aveva portato anche a trascorrere sette mesi e mezzo agli arresti domiciliari.
Dalla pesante condanna di Brescia al nuovo scenario milanese
Il primo grado aveva avuto un esito molto diverso. Nell’ottobre 2024 il Tribunale di Brescia aveva condannato Arcieri a otto anni per corruzione in atti giudiziari, accogliendo la ricostruzione accusatoria secondo la quale il giudice tributario avrebbe favorito Luigi Bentivoglio nell’ambito di una controversia fiscale. L’imprenditore era stato a sua volta condannato a cinque anni e quattro mesi.
La difesa di Arcieri aveva contestato la ricostruzione emersa dal primo grado e annunciato l’impugnazione. Il passaggio davanti alla Corte d’Appello ha prodotto adesso un risultato che modifica profondamente quella situazione: prima ancora di arrivare a una valutazione definitiva del merito delle contestazioni, è stata riconosciuta l’incompetenza territoriale dell’autorità giudiziaria che aveva pronunciato la condanna.
Il procedimento resta aperto, ma lo scenario è completamente cambiato
È probabilmente questo il punto più importante per comprendere correttamente la vicenda. Donato Arcieri non ha ottenuto con questa decisione un’assoluzione e nessuno può oggi anticipare quale sarà l’esito delle future valutazioni della magistratura milanese. Le accuse dovranno essere affrontate nelle forme previste dalla legge davanti all’autorità competente e il loro merito resta quindi una questione aperta.
Ma il dato giudiziario acquisito è altrettanto chiaro: la condanna a otto anni pronunciata a Brescia è stata annullata dopo che la Corte d’Appello ha accolto il motivo relativo all’incompetenza territoriale. Per la difesa si tratta di un risultato di notevole importanza, perché viene riconosciuta la fondatezza di una questione capace di incidere sull’intero percorso processuale compiuto fino a quel momento.
Il futuro giudiziario di Arcieri resta dunque ancora da scrivere e sarebbe prematuro interpretare la decisione come un segnale sull’esito finale. Rispetto alla situazione determinata dalla sentenza del 2024, tuttavia, il quadro è profondamente diverso: non c’è più quella condanna di primo grado e il fascicolo approda a Milano, dove l’autorità giudiziaria competente dovrà compiere le proprie valutazioni e stabilire i successivi sviluppi del procedimento.


