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lunedì 5 Dicembre 2022

A Milano le prime famiglie afghane. Sala: “Ognuno faccia la sua parte”

Milano e’ già pronta “ad accogliere le prime decine di cittadini afghani che hanno collaborato con le Forze Armate a Kabul e con l’Agenzia italiana per la cooperazione e sviluppo in Afghanistan” e che stanno arrivando grazie al ponte aereo tra Afghanistan e Italia attivato dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini. Il sindaco di Milano Beppe Sala apre la metropoli ai rifugiati in fuga: “Alcune decine sono in arrivo già nei prossimi giorni”, e annuncia l’avvio della collaborazione tra Palazzo Marino e la Prefettura di Milano. Oltre, ovviamente, agli Enti del Terzo Settore destinati ad attivare i protocolli di accoglienza “che non possono essere improvvisati perché devono essere dotati dei servizi minimi adeguati ad accogliere nuclei famigliari”, avverte il sindaco che invita “ciascuno a fare la sua parte di fronte a un’emergenza epocale”.

Accogliere tutti gli afghani che hanno lavorato con noi per vent’anni e sono rimasti li’ rischiando di essere uccisi – gli fa eco il suo sfidante Luca Bernardo, candidato sindaco del centro-destra – ma c’e’ dall’altra parte il rischio che tra le fila di chi sta scappando ci siano anche terroristi e credo che i nostri servizi e il Governo debbano avere particolare attenzione su questo tema”.

Najima, 23enne in fuga da Kabul: “Tre anni di sofferenze e terrore”

In città e’ già presente da tempo un piccolo nucleo di rifugiati afghani, accolti e avviati verso l’integrazione grazie ai “corridoi umanitari” dalle associazioni del Terzo Settore. Colpisce ed emoziona la storia di Najma, 23enne studentessa di Kabul, di etnia hazara, arrivata a Milano il 17 maggio scorso insieme alla madre e ai fratelli dopo una fuga da Kabul durata quasi tre anni. “Fuggimmo – racconta Najma, che a Kabul studiava spagnolo e letteratura e sogna di concludere l’università a Milano per diventare una scrittrice – perché per noi hazara vivere in Afghanistan significa vivere sotto la costante preoccupazione di essere vittime di discriminazioni, persecuzioni, attentati”.

Najma e la sua famiglia hanno viaggiato per sei mesi con le carovane di trafficanti umani alla ricerca di un varco per l’Iran attraverso le montagne (“pagammo circa 500-600 dollari a testa”) e altri due anni nel campo profughi di Lesbo (Grecia), prima di arrivare a Milano grazie a un corridoio umanitario attivato dalla Comunità Sant’Egidio. “Oggi abbiamo un appartamento in zona Ungheria – racconta Najma – studiamo italiano, facciamo laboratori teatrali per affinare la lingua, mia sorella si iscriverà al liceo artistico e mio fratello inizierà a lavorare. Per la prima volta mi addormento con la sensazione di avere una vita normale”. Mentre a Kabul “parenti e compagni di università mi chiamano ogni giorno, chiedendomi come fare per venire in Italia. Sono disperati. I Talebani raccontano al mondo di essere cambiati ma quando l’attenzione internazionale calerà torneranno a mostrare il loro vero volto: violenze, coercizioni, leggi medievali, degradazione della donna”.

Afghanistan
Najma, studentessa afghana fuggita da Kabul e oggi a Milano

Il Terzo Settore: attivare subito corridoi umanitari per i profughi

Tra i primi a rispondere all’appello di Sala la Comunità Sant’Egidio, che oltre ad aver portato a Milano la famiglia di Najma ha una lunga esperienza di corridoi umanitari per i profughi di guerra. “Ho già ricevuto molte richieste da parte di famiglie milanesi, pronte a fare la propria parte nell’accoglienza di profughi in arrivo dall’Afghanistan”, afferma Stefano Pasta uno dei responsabili di Milano della Comunità Sant’Egidio. Secondo cui “la situazione rischia di diventare esplosiva. Nel campo profughi di Lesbo, il più grande d’Europa, su 4200 rifugiati il 45% proviene dall’Afghanistan, molti bloccati lì da anni”. Con i nuovi arrivi la situazione rischia di esplodere. “Occorre adottare in tutti i Paesi europei misure che allevino la situazione degli afghani che sono già nel nostro continente, a cominciare dalla sospensione delle espulsioni, riesaminare le domande rigettate in considerazione della grave situazione a Kabul e superare l’impasse Grecia-Turchia sul principio del Terzo Paese Sicuro che sta rendendo inammissibili le domande presentate dai profughi afghani, bloccati nei campi profughi da anni”.

Francesco Gastaldi
Francesco Gastaldi
Giornalista professionista dal 2004, formatosi sulle cronache sportive prima di imboccare la strada della cronaca e della politica. Vent'anni e oltre di redazione al Cittadino di Lodi, iniziando sui campi di calcio della serie D per terminare co-dirigendo il desk di cronaca. Oggi collabora con il Corriere della Sera Milano e associazioni di categoria.

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