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lunedì 15 Agosto 2022

L’arte invisibile: le sculture immateriali di Salvatore Garau

Le sculture immateriali, ovvero l’ultima frontiera (per adesso) dell’arte contemporanea. Si tratta di opere d’arte invisibili, assolutamente non tangibili e non percepibili a occhio nudo, ma che tuttavia esistono. No, non è uno scherzo, è tutto vero e anzi queste opere hanno un loro valore sul mercato; l’ultima prodotta è stata venduta al prezzo di 28 mila euro.

Sicuramente molti di voi (come me, del resto) a questo punto si staranno già chiedendo, magari anche un po’ indignandosi, come sia possibile una cosa del genere. Se volete una risposta non vi resta che continuare a leggere, e forse alla fine dell’articolo cambierete idea. O per lo meno, avrete le idee più chiare sull’argomento.

Cosa sono le sculture immateriali?

Di sculture immateriali ne esistono attualmente due, vale a dire “Io sono” e “Davanti a te”, entrambe realizzate (si fa per dire) dall’artista Salvatore Garau. Le due opere sono dotate di certificato che spiega nel dettaglio anche il loro corretto posizionamento, incluso lo spazio che occupano. A parte il suddetto pezzo di carta, per il resto le due sculture non esistono.

Tuttavia, come dicevamo, sono state vendute; la prima al prezzo di 15 mila euro e la seconda a 28 mila. La vendita è avvenuta tramite l’asta 4-U Arte Contemporanea di Art-Rite, auction house milanese, leader nella contemporary art. È innegabile, a questo punto, che tutta l’operazione nasce e finisce all’interno di un progetto economico di mercato, ma questo non deve stupire o indignare.

Per definizione storica, l’arte contemporanea è del tutto un fattore economico: oggi si produce arte inserendola in un mercato finanziario così come si produce una macchina. Tuttavia, ripeto, questo non vuole sminuire il valore artistico che continua a esistere. Semplicemente, dai tempi di Marx a oggi ogni cosa ha iniziato ad avere un ruolo economico, dallo stipendio di un operaio fino alla pennellata di un artista. Il lavoro (e il patrimonio) di un Pablo Picasso è lì a testimoniarlo.

Sculture immateriali
Salvatore Garau

L’arte come economia

Questo concetto ha le basi nel ragionamento portato avanti da Walter Benjamin nel saggio “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”. Semplificando uno dei concetti esposti nel libro, Benjamin afferma che la riproduzione artistica (tramite foto, stampe, etc) è diventata uno strumento per raggiungere le masse. Ha dunque uno scopo materiale ed economico all’interno della società.

Riprodurre l’opera d’arte dunque non vuol dire sminuirla ma trasformarla in una leva con la quale smuovere l’economia. Se ci pensate, è lo stesso identico prinicipio per il quale noi siamo disposti a pagare cifre elevate per un vestito firmato, una cena stellata o un concerto dei Rolling Stones.

Il lavoro di Garau è sostanzialmente il processo inverso che tuttavia ottiene lo stesso risultato. L’opera d’arte da lui “creata” non è riproducibile, è più che unica, ma tuttavia inseribile nel mercato economico. Inoltre, contrariamente a quanto si possa pensare, l’arte immateriale esiste ed è sancita dalla giurisprudenza stessa.

L’arte immateriale nel Codice dei Beni Culturali

Il certificato di autenticità della Scultura Immateriale intitolata “Davanti a te

Il “patrimonio immateriale” è ufficialmente riconosciuto dall’Unesco e generalmente indica aspetti come le tradizioni, le lingue, i riti, etc. Per fare un esempio, il palio di Siena può essere considerato patrimonio culturale immateriale.

In Italia tale patrimonio viene identificato come D.E.A., acronimo di discipline demoetnoantropologiche. Sono giuridicamente presenti nel “Codice dei beni culturali e del paesaggio” (Codice Urbani, 2004), il testo che in Italia regolamenta i beni culturali, più precisamente all’articolo 2, comma 2.

L’arte immateriale è dunque riconosciuta dallo stesso Stato italiano, ed è semplicemente questo il gioco su cui punta Garau. Tecnicamente non potete affermare che le sue sculture siano una truffa, perché non avete il diritto legale per dirlo. Lui, inoltre, ha tutto il diritto di venderle.

Una considerazione sulle sculture immateriali

È difficile esprimere un’opinione oggettiva sull’argomento. Per quanto mi riguarda, penso che ci siano tutti i presupposti per poter creare un’operazione del genere, e che non sia solo lecita ma anche perfettamente normale. D’altro canto, trovo che sia fuori luogo accostarla a esempi artistici quali i ready made di Duchamp nel tentativo di conferirle importanza.

All’interno dell’arte contemporanea il confine tra valore e stupidità è sottile, e il gioco cui tanti creatori d’arte fanno è quello di spostare sempre più il confine tra le due realtà. Un’operazione all’insegna della provocazione ma che francamente col tempo diventa sempre più stantia e stancante.

Va tuttavia considerato che la fruizione artistica è un fattore soggettivo. L’opera d’arte ha valore nel momento in cui noi ne godiamo la presenza. Se io avessi 28 mila euro da poter spendere senza problemi, li userei fino all’ultimo centesimo per comprare libri, e nel possederli avrei la mia gioia. Può darsi che per l’acquirente delle statue immateriali il suo livello di soddisfazione (termine presente in economia) sia dato dal possedere quel certificato. E quindi sta bene così, perché è pur vero che sui gusti personali non si discute.

Danilo D’Acunto

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