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sabato 13 Agosto 2022

Milioni di euro in valigia verso Hong-Kong, arrestati i “broker” della droga

Traffico di droga su Milano per milioni di euro e milioni di euro portati a Hong Kong in valigie, letteralmente riempite di soldi fino all’orlo. Operazioni finanziarie per dirottare i soldi in Cina e rimandarli ripuliti in Marocco, pronti a essere reinvestiti in attività legali come negozi di abbigliamento. I Carabinieri del Comando Provinciale di Milano hanno smantellato i broker della droga arrestando dieci persone indagate per traffico di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e ricettazione. Gli arresti, su ordinanza del gip di Milano, sono scattati nelle province di Milano, Bergamo, Pavia, Pesaro, Ascoli Piceno, Brindisi e Bari.

Carne o vegetariano? Le parole in codice

“Menu di carne o vegetariano”, le parole chiave per indicare le partite di droga che utilizzavano i componenti della banda. A comporre l’organizzazione persone provenienti dal Marocco, dalla Cina, dall’Albania e dall’Italia. Il menù «vegetariano» prevedeva l’acquisto di marijuana, quello di «carne» faceva riferimento all’hashish. Nel corso delle intercettazioni i militari hanno raccolto altre comunicazioni cifrate, come la richiesta di «uno di verde e un assaggio di dry» con riferimento a un chilo di marijuana e un campione di cocaina.

L’attività investigativa, durata dal 2017 al 2019 ha consentito di individuare e smantellare la banda criminale che era attiva in diverse province del nord e centro Italia. Nei due anni d’indagine i militari hanno sequestrato 720 chili di stupefacenti e 3,8 milioni di euro in contanti. E il denaro transitato su Hong Kong “può quantificarsi in circa 200 milioni di euro“. Seguendo la pista del denaro gli inquirenti hanno portato alla luce il complesso giro che il denaro faceva per rientrare “pulito”.

Agenzie viaggi compiacenti e il money exchange per rimandare indietro puliti i proventi della droga

A ritirare i guadagni dell’attività di spaccio era un membro dell’organizzazione il quale, tramite agenzie viaggi compiacenti, nascondeva il denaro in valigia per portarlo dapprima ad Hong Kong e, successivamente, mediante trasferimenti bancari, in Marocco. Dal Paese maghrebino veniva poi completato il processo di “pulizia” del denaro. Che gli arrestati reinvestiva in attività commerciali apparentemente lecite come negozi di abbigliamento. E reimpiegavano il resto in operazioni finanziarie coperte o per riacquistare nuova droga

Droga
Uno degli indagati con una valigia pieni di soldi da trasferire via aerea

Tre viaggi settimanali con i soldi in valigia: safe-bag e tax refund pereludere i controlli in dogana

Le agenzie organizzavano viaggio con una cadenza fino a 3 viaggi settimanali lungo la tratta Roma – Hong Kong. Nello scalo aereo romano, gli indagati superavano i controlli doganali con espedienti come dover dichiarare dei valori al “tax refund”. Gli indagati si riappropriavano delle valigie e attendevano l’ingresso del corriere alle zone d’imbarco, superando i controlli doganali. Inoltre avvolgevano i “bagagli” contenenti il denaro con la pellicola protettiva “safe-bag” per evitare controlli e aperture durante gli scali intermedi. Infine, ad Hong Kong, consegnavano il denaro ad un money exchange che si occupava di cambiare la valuta e dirottarla, tramite bonifici, su conti correnti dedicati.

Il giro dei soldi secondo la ricostruzione degli inquirenti

Per movimentare il denaro utilizzavano sistemi come “Hawala” o “hundi” per quanto riguarda il mondo arabo e medio-orientale. E “chop” o “flying money” per quanto riguarda quello cinese. Il tutto grazie a un esercizio commerciale nella Capitale che in realtà si riteneva potesse essere una copertura per attività illecite di credito e gestione finanziaria realizzato da un gruppo di cittadini cinesi. Ogni transazione di denaro veniva identificata mediante un “codice”, conosciuto dai broker e dai clienti nei rispettivi Paesi. In tal modo solo l’interessato poteva riscuotere la somma. I grossisti cinesi invece utilizzavano biglietti da visita del negozio, sui quali annotavano le somme versate a titolo di pagamento.

Francesco Gastaldi
Francesco Gastaldi
Giornalista professionista dal 2004, formatosi sulle cronache sportive prima di imboccare la strada della cronaca e della politica. Vent'anni e oltre di redazione al Cittadino di Lodi, iniziando sui campi di calcio della serie D per terminare co-dirigendo il desk di cronaca. Oggi collabora con il Corriere della Sera Milano e associazioni di categoria.

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