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venerdì 9 Dicembre 2022

Oliveira (HR e Career Coach): la pandemia è una sfida e un’opportunità per migliorarsi

Per Milano Top News intervistiamo l’HR e Career Coach Marcela Oliveira. L’esperta di Risorse Umane si occupa del mercato del lavoro in Italia e in Brasile. È inoltre fondatrice del corso “Ricerca Attiva del Lavoro in Italia”. Offre servizi di consulenza del lavoro, head hunting, formazione e coaching.

Marcela, partiamo dalla sua attività di HR e Career Coach: può raccontarci qualcosa su di lei e su cosa l’ha portata a scegliere questa professione?

Ho conseguito una laurea magistrale in psicologia e dopo la mia formazione ho avuto l’opportunità di lavorare in diversi settori. Quando sono entrata nelle risorse umane mi sono innamorata di questo ambito. Quello che mi appassiona di più nel mio lavoro è dare agli altri la possibilità e il supporto necessario per avere la carriera dei propri sogni. Può sembrare strano perché molte persone cercano semplicemente un lavoro. Però, se è vero che dobbiamo lavorare, perché non farlo in un’area dove possiamo utilizzare le nostre competenze e i nostri talenti? Quindi sulla base di questa scelta ho deciso di specializzarmi nel mercato italiano. Accompagno le persone nel trovare lavoro in Italia e le aiuto a essere le persone giuste nel posto giusto.

Rispetto a quanto ha appena evidenziato, com’è nato il suo interesse per la città di Milano e perché ha scelto il capoluogo lombardo come base per la sua professione in Italia?

Diciamo che la scelta iniziale è stata dettata dall’università perché ho studiato alla Cattolica di Milano. Essendo però brasiliana e venendo da Recife, una città di 2 milioni di abitanti, ho cercato di trovare una realtà di ampio respiro. Milano è una metropoli caratterizzata da grande fascino, ma è anche una città economicamente attraente e che garantisce un ottimo stile di vita.

Entriamo nello specifico della sua professione: lei è career coach e consulente nel settore delle risorse umane, quali sono le tematiche sulle quali lavora nella sua quotidianità?

Partendo dal presupposto che il mio obiettivo è di trovare il match giusto e fare in modo che le persone facciano scelte che abbiano senso per il proprio background lavorativo e di competenze, tutto inizia dalla scelta dell’obiettivo professionale. Quindi sono andata nelle scuole superiori a fare l’orientamento professionale, per aiutare a fare delle scelte felici di carriera. Lo stesso nelle università, con il fine di sostenere gli studenti universitari nell’inserimento lavorativo.

Cosa può raccontarci a tal proposito?

Nel percorso è importante iniziare molto presto, perché per un adolescente è difficile capire cosa si vuole dalla propria vita. Abbiamo dei test e delle risorse specifiche per tale ambito. Ma anche per i cambiamenti di carriera, si fa un percorso specifico. Tutto ciò in merito al lavoro svolto come career coach. Poi c’è il supporto su come fare il curriculum, come sostenere il colloquio di lavoro, dove cercare lavoro (un punto fondamentale). In tutto ciò, è fondamentale capire la cultura italiana e sapere che cosa funziona in Italia. Spesso anche tanti italiani non sanno come muoversi su questo punto, a meno di non essere già esperti del settore.

Facciamo ora il punto sul mercato del lavoro a Milano e più in generale in Lombardia. Qual è stato l’effetto della pandemia sul comparto?

È importante rispondere a questa domanda con un approccio costruttivo. Ovviamente sappiamo che l’impatto negativo ha colpito alcuni settori in particolare, come quello della ristorazione e quello turistico. Chi lavora in questi ambiti ha faticato molto nell’ultimo anno. Ma la pandemia ci ha portato anche a spunti interessanti. Da questo punto di vista, ha aperto un po’ la mentalità generale verso lo smart working. Si tratta di una cosa molto positiva, perché il lavoro agile è un’apertura verso il mondo. Ora posso lavorare con qualsiasi persona nel mondo e questo fatto offre opportunità, velocità, apertura. Oltre a ciò, credo che anche le aziende abbiano imparato ad affrontare i percorsi d’inserimento con meno burocrazia, un aspetto molto forte nella cultura italiana. Se prima si tendeva a scegliere una persona che lavora nel proprio paesino piuttosto che a 20 o 30 km, la pandemia ha aperto ed esteso il campo delle possibilità.

Quali consigli darebbe ai nostri lettori che desiderano cambiare lavoro o semplicemente reinserirsi lavorativamente dopo la perdita del proprio posto per via della pandemia?

Per rispondere a questa domanda dirò una cosa che potrà sembrare una contraddizione. Quando perdiamo il lavoro, è facile entrare in una fase nella quale va bene tutto. Purtroppo molti in questa situazione sono disposti ad accettare qualsiasi cosa e quindi il primo lavoro che si trova va bene. Il problema è che nessuna azienda contatterà una persona quando si trova in una situazione di disagio e di disperazione. Le aziende contattano le persone per le competenze. Quindi tante persone si programmano per accettare qualsiasi lavoro pur di lavorare… e proprio per questo non riescono a tornare attive. Perché magari si sta cercando un lavoro dove non si hanno competenze. Il primo fattore è quindi interno.

Partendo da questa premessa, cosa è possibile fare?

Il primo consiglio è di definire l’obiettivo professionale. Che competenze ho e cosa potrei fare, partendo dal presupposto che non posso fare tutto. Nessuno possiede competenze su tutto. Si possono, ad esempio, scegliere quattro possibili opzioni. Dopodiché devo fare un curriculum personalizzato. Non posso avere un curriculum unico per tutte le professioni. E l’ultima cosa che potrei dire riguarda il network. In Italia è molto importante conoscere persone. Quindi una volta che ho le idee chiare e ho fatto un curriculum personalizzato, (anche su Linkedin), vado a utilizzare la mia rete. Di sicuro conosco qualcuno che ha delle informazioni utili per il mio reinserimento. Perciò io utilizzerei molto la mia rete professionale. Ad esempio entrando in contatto con le persone che fanno parte del mio network in una modalità molto strategica. Si tratta di un discorso ovviamente molto ampio: all’interno del mio sito www.marcelaoliveira.it è disponibile un blog dove parlo in modo approfondito di questi aspetti.

Infine, sulla base della sua esperienza, qual è le sfida principale che vede all’interno del mercato del lavoro nel prossimo futuro e quale lezione possiamo apprendere dalle difficoltà vissute in questi mesi?

Sono convinta che la principale sfida sia di capire come affrontare il cambiamento. Negli ultimi mesi e anni si è verificato un cambiamento molto forte e veloce, che si è scontrato con la cultura tradizionale e che ha avuto ripercussioni in tutti gli stadi della vita delle persone. Opporre resistenza a queste nuove modalità di vita e di lavoro sicuramente comporterà per chiunque grosse difficoltà. Quindi la maggiore sfida che stiamo affrontando è quella di capire il cambiamento, di entrare in sintonia con esso e di restare al passo delle situazioni che stiamo vivendo. Bisogna accettare e capire che tante cose stanno cambiando. E farsi trovare pronti, in modo da sfruttare il momento come un’opportunità per migliorarsi e per dare luogo a processi costruttivi nella carriera così come nella propria vita.

Stefano Calicchio
Stefano Calicchio
Giornalista e Scrittore digitale. Laureato in Relazioni Pubbliche e in Psicologia, Master in Risorse Umane e Organizzazione aziendale. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia. Caporedattore per Milano Top News. Mi occupo prevalentemente di lavoro, pensioni, welfare. Figuro tra i 100 autori più letti nella sezione economia e management di Amazon Kindle, Apple iBookstore, Kobo e Google Play.

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