Centoventi anni dopo la sua nascita, la CGIL torna a Milano e sceglie uno dei luoghi più rappresentativi della città per celebrare la propria storia. Oggi, 30 settembre, il Teatro alla Scala ha ospitato l’appuntamento conclusivo delle celebrazioni alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accolto da un lungo applauso al suo ingresso e salutato dal segretario generale Maurizio Landini. Una presenza che ha dato alla ricorrenza un significato che va oltre la dimensione sindacale, trasformandola in un appuntamento istituzionale sulla storia del lavoro e della democrazia italiana.
Mattarella e le autorità alla Scala
La platea ha riunito rappresentanti di mondi politici molto diversi. Accanto al Capo dello Stato erano presenti il ministro del Lavoro Marina Elvira Calderone, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, i leader di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, il sindaco di Milano Giuseppe Sala e il presidente del CNEL Renato Brunetta. Non sono mancati alcuni protagonisti della storia recente del sindacato, a cominciare dagli ex segretari generali Susanna Camusso e Sergio Cofferati.
La scelta di Milano non è casuale. Fu proprio qui che, tra il 29 settembre e il primo ottobre del 1906, circa 500 delegati in rappresentanza di centinaia di leghe diedero vita alla Confederazione Generale del Lavoro. La celebrazione dei 120 anni è diventata così anche un ritorno alle origini, con uno sguardo inevitabilmente rivolto a ciò che il sindacato vuole rappresentare nel futuro.
Da “Bella ciao” alla storia del movimento dei lavoratori
La musica ha avuto un ruolo importante nel racconto dei 120 anni della Confederazione, accompagnando il percorso attraverso le diverse stagioni della storia italiana e del movimento dei lavoratori. In questo contesto ha trovato spazio anche “Bella ciao”, il canto ormai indissolubilmente legato alla memoria della Resistenza e dell’antifascismo, temi che fanno parte della storia e dell’identità della CGIL.
La presenza del canto assume un significato particolare all’interno di un anniversario nel quale il sindacato ha voluto intrecciare lavoro, Costituzione e memoria democratica. Le celebrazioni milanesi proseguiranno inoltre il 3 ottobre alla Camera del Lavoro con lo spettacolo musicale In cerca di voce: il programma ufficiale attraverserà la storia d’Italia dal Risorgimento alla Liberazione e comprende espressamente, tra gli altri brani, “Bella ciao” e “L’Internazionale”.
Landini, il sindacato e la politica
I riflettori della Scala sono inevitabilmente finiti anche su Maurizio Landini, che negli ultimi anni ha assunto una presenza pubblica sempre più forte sui grandi temi politici e sociali: salari, precarietà, sanità, fisco, pensioni e politiche industriali. La sua CGIL ha mantenuto un confronto particolarmente duro con il governo Meloni e proprio questa esposizione ha alimentato periodicamente interrogativi sul futuro del segretario una volta terminata la sua esperienza alla guida della Confederazione.
La domanda è suggestiva: Landini potrebbe trasformare il consenso costruito nel mondo sindacale in un futuro ruolo politico nella sinistra italiana?
Al momento, però, i fatti invitano alla prudenza. Landini ha escluso una propria candidatura alle elezioni politiche del 2027, spiegando che in quel momento sarà ancora segretario della CGIL, perché il congresso della Confederazione si terrà successivamente. Ha anche negato di aspirare alla segreteria del Partito Democratico.
C’è però una dichiarazione recente che mantiene aperto il dibattito. Intervistato il 25 settembre sulla possibilità di un futuro politico dopo la CGIL, Landini ha ricordato di aver ricevuto proposte anche in passato e ha spiegato che, terminata l’esperienza sindacale, vorrebbe innanzitutto recuperare tempo per sé e per la propria famiglia. Sul dopo, però, non ha pronunciato un “mai”: ha concluso dicendo che “quello che succederà lo vedremo”.
Non è l’annuncio di una candidatura e non dimostra l’esistenza di un progetto politico. Spiega però perché il suo nome continui a comparire nel dibattito sul futuro del campo progressista.
I 120 anni e una domanda sul futuro
La giornata della Scala racconta dunque due tempi diversi. Il primo guarda indietro: alla Milano del 1906, alle lotte sindacali, alla Resistenza, alle conquiste del lavoro e a una storia che la CGIL rivendica come parte integrante della democrazia repubblicana. Il secondo guarda inevitabilmente avanti, verso un mondo del lavoro trasformato dalla tecnologia, dall’intelligenza artificiale, dalla precarietà e da nuove disuguaglianze.
In mezzo c’è Landini, ancora saldamente alla guida della CGIL e senza candidature politiche annunciate. Per capire cosa farà dopo bisognerà aspettare. Oggi la fotografia è un’altra: Mattarella alla Scala, le istituzioni riunite per i 120 anni del sindacato e Milano che torna, per un giorno, al centro della storia del movimento dei lavoratori.


