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martedì 6 Dicembre 2022

Auricchio (Unioncamere Lombardia): “La situazione sta rientrando, ora bandi per riagganciare la ripresa”

Per Milano Top News intervistiamo Gian Domenico Auricchio, presidente di Unioncamere Lombardia e della Camera di Commercio di Cremona. L’Unione Regionale delle Camere di Commercio lombarde (Unioncamere Lombardia) è la struttura associativa regionale che riunisce e rappresenta le nove Camere di Commercio della Regione.

Partiamo dall’attività di Unioncamere Lombardia: quali sono i vostri compiti, chi rappresentate e quali scopi assolvete?

Unioncamere Lombardia rappresenta le Camere di Commercio lombarde. I nostri compiti istituzionali sono di coordinamento. Ma credo che il compito principale sia soprattutto quello di supporto, secondo un criterio di forte sussidiarietà. C’è ovviamente anche un indirizzo di collaborazione con Regione Lombardia e con alcuni assessorati, ad esempio allo sviluppo economico, al turismo e all’agricoltura, per cercare di presentare dei bandi a favore della pluralità delle imprese nei rispettivi settori e poi per condividerli con le singole Camere lombarde.

Entrando nello specifico, può farci alcuni esempi dei progetti attualmente in corso?

In periodi normali i bandi sono tutti quelli che possono servire alla pluralità delle imprese oppure a determinate filiere. Possono essere di ampio respiro, ad esempio sui beni strumentali, oppure sull’avviamento all’internazionalizzazione o sul sostegno alla partecipazione a fiere in Lombardia e fuori Regione o Stato. Il caso simbolo è il Vinitaly di Verona, dove da decenni Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia hanno il più grande stand della fiera di Verona.

Con l’avvento del coronavirus com’è cambiato questo scenario?

Nel 2020 scoppia la pandemia e ai primi di marzo, nel giro di pochissimo tempo, abbiamo dovuto sospendere e accantonare l’attività già avviata, per dedicarci ai bandi più adatti al momento. Anche grazie alla collaborazione importante e proficua con Regione Lombardia, siamo riusciti a fornire sostegni fondamentali. Abbiamo dato contributi importanti per il credito, visto che il sistema camerale lombardo ha messo a disposizione cifre imponenti per pagare gli interessi alle imprese (soprattutto PMI). Ed è stato, in effetti, uno dei bandi più utilizzati, perché lo Stato garantiva il credito, ma tante attività che hanno tenuto chiuso non incassavano più un euro.

E per quanto riguarda la ripartenza?

Un altro bando era il safe working, riparti sicuro. Finanziavamo tutte le imprese che dovevano ripartire o adeguare gli spazi. Quindi sentire la vicinanza di enti pubblici credo sia stata una cosa importante, non solo dal punto di vista economico. Abbiamo avviato anche un’iniziativa in favore dell’e-commerce. Abbiamo spinto molto su quelle aziende che potevano utilizzare anche questo canale. Quindi finanziamento ai software e a tutto quello che poteva essere utile a un’impresa. Ma tutte le filiere sono importanti. Tra poco uscirà un bando per il sostengo all’internazionalizzazione dell’olio e del vino. Sono due prodotti fortemente identificativi del Made in Italy, molto presenti anche in Lombardia.

Quale impatto ha avuto la pandemia nel modello organizzativo di Unioncamere Lombardia? Che tipo di difficoltà avete incontrato a livello gestionale e come sono state risolte?

Si è cercato di non far mancare nulla alle singole Camere e di essere utili a coloro che in quel momento erano in prima linea. Unioncamere non ha mai chiuso e a ha sempre cercato, anche nei periodi più bui, di essere di supporto alle imprese tramite le Camere di Commercio provinciali. E poi di costruire insieme agli uffici di Regione Lombardia quei bandi di cui le ho parlato. Ma le Camere di commercio lombarde sono state eccellenti. Hanno sempre tenuto aperto, ovviamente con modalità diverse. Hanno non solo cercato di portare avanti i propri compiti, ma anche di supportare le imprese per le esportazioni o i certificati di origine.

Può fare qualche esempio?

Oltre ai servizi tradizionali le Camere di commercio hanno assolto anche due compiti fondamentali. Il primo insieme alle Prefetture, nel caos totale di marzo dell’anno scorso, finalizzato a identificare l’individuazione dei codici Ateco. Questo grazie al supporto conoscitivo della situazione economica. Il secondo, ugualmente fondamentale e assegnato dal Mise, in favore di chi esporta molto, avendo spesso delle clausole contrattuali vincolanti. Si pensi, ad esempio, ai casi di mancata consegna della merce o ai ritardi. In queste eventualità, le Camere di Commercio provinciali avevano il compito di elevare lo stato di necessità e quindi d’impedire che la controparte estera penalizzasse l’azienda durante marzo e aprile dell’anno scorso.

Nelle ultime settimane Unioncamere Lombardia ha pubblicato i dati relativi alla congiuntura del secondo trimestre: qual è lo stato della situazione in base ai diversi settori oggetto del vostro monitoraggio?

Nel secondo trimestre la produzione del settore manifatturiero lombardo accelera sensibilmente per le imprese industriali. Gli artigiani faticano invece ad agganciare la ripresa. I riscontri positivi sono confermati dagli ordinativi, con la produzione assicurata ai massimi sia per l’industria (76,1 giornate), che per l’artigianato (43,4 giornate) e con aspettative positive per la produzione, la domanda e l’occupazione. Permangono le tensioni sui prezzi delle materie prime con incrementi a due cifre: +11,0% congiunturale per l’industria e +13,8% per l’artigianato, ma gli imprenditori sono ottimisti.

Il fatturato a prezzi correnti dell’industria cresce del 4,6% (+18,3% rispetto al 2019). Per le imprese artigiane si registra un +1,0% congiunturale, un dato quindi insufficiente a recuperare i livelli antecedenti la crisi (-3,8% rispetto alla media 2019). Gli ordinativi dell’industria crescono del +6,1% congiunturale dall’estero e del +3,8% dall’interno superando i livelli precrisi (+19,6% per la domanda estera e +10,0% per quella interna). Risultati più circoscritti per l’artigianato, che ha rilevato un incremento congiunturale dell’1,7% per il mercato interno e dello 0,4% per l’estero. Come già anticipato, l’artigianato va un po’ meno bene dell’industria. Non ha ancora recuperato i valori precedenti alla crisi, ma è importante sottolineare che siamo in fase di riallineamento.

Rispetto invece alle dinamiche settoriali e all’occupazione, quali evidenze emergono?

Sull’occupazione nel corso del 2020 si è fatta ricorso alla cassa integrazione in Lombardia come negli ultimi 8 o 9 anni. Come abbiamo indicato in un comunicato di qualche settimana fa, l’occupazione industriale presenta un saldo positivo contenuto. Diminuisce ancora il ricorso alla cassa integrazione. Nel secondo trimestre del 2020 il 71% delle imprese industriali aveva fatto ricorso alla cassa integrazione. Il dato è stimato al 69,8% del mondo artigiano. Nel primo trimestre del 2021, l’industria è scesa al 23,1%. Gli artigiani al 23,3%. Infine, nel secondo trimestre l’industria è scesa al 20% e l’artigianato al 18,5%.

Possiamo quindi dire che la situazione sta rientrando. Le capacità degli imprenditori e la resilienza delle imprese ha permesso veramente dei balzi tali da avvicinare la situazione ai livelli pre-covid. In alcuni settori è difficile reperire le figure professionali. In questo contesto, è necessario puntare alla formazione di figure professionali sempre più aggiornate. Un intento che abbiamo condiviso anche con Regione Lombardia, perché quando finirà questa pandemia si profilerà la necessità di figure professionali anche diverse da quelle erano presenti fino a un anno fa. Quindi sarà fondamentale la formazione, così da adeguare la preparazione dei giovani lombardi alle nuove esigenze delle imprese.

Infine, in base al vostro punto di osservazione privilegiato e ai dati in corso di ricezione, cosa vi aspettate nel prossimo futuro e quali saranno gli aspetti chiave da monitorare per interpretare l’ultima parte del 2021?

Credo che per i prossimi quattro mesi le aspettative volgano al bello. La stragrande maggioranza degli imprenditori e artigiani anche piccoli pensano di raggiungere entro fine anno i livelli antecedenti la crisi. Sicuramente Regione Lombardia e sistema camerale raschieranno il barile per mettere tutto quello che possono a disposizione delle imprese, anche tramite bandi per riagganciare la ripresa. Rimangono due incertezze. Il Covid, perché è necessario che la pandemia sia debellata e non si torni più alla situazione verificatasi in precedenza. E la seconda incertezza è relativa ai già citati rincari delle materie prime, perché risulta fondamentale che si attenui la corsa anche a doppia cifra di quest’ultime.

Stefano Calicchio
Stefano Calicchio
Giornalista e Scrittore digitale. Laureato in Relazioni Pubbliche e in Psicologia, Master in Risorse Umane e Organizzazione aziendale. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia. Caporedattore per Milano Top News. Mi occupo prevalentemente di lavoro, pensioni, welfare. Figuro tra i 100 autori più letti nella sezione economia e management di Amazon Kindle, Apple iBookstore, Kobo e Google Play.

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